Storia contemporanea siracusana

L’epoca borbonica

Nel 1734 iniziò l’epoca Borbonica. Nel 1798 approdò al porto di Siracusa l’ammiraglio britannico Orazio Nelson, diretto in Egitto per affrontare Napoleone Bonaparte. I siracusani riempirono di provviste Nelson e le sue navi. Dopo la vittoria su Napoleone, Nelson tornò a Siracusa, nel 1800, ricevendo una medaglia d’oro e la cittadinanza onoraria. Negli anni del Grand tour, prima forma di turismo, Siracusa giocò un importante ruolo nelle opere letterali dei viaggiatori europei. Giunsero influenti artisti che lasciarono memoria visiva e scritta della città.

Gli ultimi decenni borbonici furono per Siracusa di estrema sofferenza: nel 1837 in città scoppiò un’epidemia di colera. Dei rivoluzionari siracusani nel frattempo si ribellarono al governo borbonico, re Ferdinando II di Borbone fece quindi declassare la città, togliendole il titolo di capoluogo e assegnandolo a Noto. Durante il 1848, anno conosciuto come primavera dei popoli, per via dei moti rivoluzionati scoppiati in tutta Europa, Siracusa chiese ed ottenne dal nuovo governo, con a capo Ruggero Settimo, di poter riacquistare il titolo di capoluogo. Tuttavia fu un cambio effimero, poiché durò ben poco.

Re Federico II di Borbone

Arrivo di Garibaldi e prima guerra mondiale

Siracusa venne finalmente liberata da Garibaldi nel 1860 e nello stesso anno la città aretusea fece parte insieme a tutte le città siciliane al neonato Regno d’Italia. Siracusa divenne così “Capoluogo” ella Provincia che comprendeva tre comuni chiave: Ragusa, Modica e Siracusa, fino a quando non si venne a formare l’attuale “Provincia aretusea” nel 1927 per via dal distaccamento da essa delle città che andarono a formare la Provincia di Ragusa.
Il primo ventennio del ‘900 fu funestato dall’evento della I guerra mondiale. Truppe di giovani soldati vengono mandati al fronte, situato tra le città di Trento e Fiume (Croazia). La maggior parte di questi soldati non aveva mai imbracciato un’arma in vita loro. Difatti molti di essi morirono sotto i combattimenti nelle trincee, e furono pochi quelli che si salvarono.

Il ventennio fascista e  la seconda guerra mondiale
Dopo l’evento bellico, arrivò il ventennio fascista, accolto con riserva dalla maggior parte della popolazione, che non si fidava del nuovo governo dall’apparenza dispotico.

Però sotto la dominazione fascista la città acquisì un preciso ruolo di spicco nel sud est siciliano. Difatti venne meccanizzata l’agricoltura, venivano aperte le prime officine industriali e in seguito vennero costruiti nuovi quartieri moderni che ingrandirono il suolo cittadino e inoltre vennero costruite le prime case residenziali nelle contrade marittime della città

Nonostante ciò, l’oppressione fascista non soddisfaceva la cittadinanza aretusea, privata anche delle più basilari libertà politiche. Difatti molti cittadini che non riconoscevano le leggi fasciste venivano severamente puniti. A largo della città, nel 1941, avvenne l’affondamento del transatlantico Conte Rosso, che causò un gravissimo numero di vittime.
Arrivò anche la II guerra mondiale e proprio nel territorio aretuseo vennero cambiate le sorti della guerra in Italia. Dopo lo sbarco degli alleati sulle coste di Portopalo di Capo Passero, Lido di Noto, Siracusa ed Augusta tenutosi il 10 Luglio 1943, dopo la resistenza delle truppe fasciste, il 3 Settembre 1943 a Cassibile i generali Giuseppe Castellano e Bedell Smith, rispettivamente a nome di Pietro Badoglio e Dwight Eisenhower, firmarono un armistizio dove l’Italia si impegnava a collaborare con gli alleati angloamericani e a sconfiggere i nazisti. In seguito venne costruito il Syracuse War Cemetery, per i caduti inglesi.

Sbarco in sicilia delle truppe americane

Finita la guerra, la città conobbe un periodo di ricostruzione e nuove speranze. L’Italia fu immediatamente occupata dai militari nazisti che bombardarono le principali città italiane, deportavano e uccidevano militari e civili. Anche Siracusa venne furiosamente bombardata e furono uccise migliaia di persone. Questi avvenimenti fecero si che molta gente si organizzasse in piccole cellule partigiane che organizzavano attentati e uccisioni ai danni dei nazisti, che risposero con bombardamenti a tappeto, dure repressioni verso i civili e saccheggiamenti. Nonostante ciò la resistenza partigiana aumentava e grazie agli alleati angloamericani, i nazisti furono cacciati via dalla città aretusea.

La Madonna delle lacrime: ricostruzione della città 
Dopo il conflitto mondiale, Siracusa era ridotta ad un cumulo di macerie. Con i finanziamenti stanziati dal “Piano Marshall” fu totalmente ricostruita la città. Comunque i disagi socio-economico non furono risolti neanche con la costruzione del “Polo petrolchimico Molta gente iniziava a emigrare verso il Nord Italia, le nazioni del Nord Europa e addirittura in America, perchè la città non offriva più le condizioni per poter mandare avanti un’economia familiare.

La situazione durò anche negli anni 50, finchè il 29 Agosto del 1953 in un’umile abitazione sita in Via degli Orti, nella “Borgata Santa Lucia”, una statuetta di gesso si mise miracolosamente a piangere facendo salire rapidamente alla ribalta la città aretusea e le condizioni di vita della povera gente che abitava a Siracusa in quel decennio. Quella statuetta venne poi chiamata col nome di “Madonna delle Lacrime”. In questi anni viene iniziata e completata la costruzione dell’imponente Santuario della Madonna delle Lacrime.

Ultimi decenni

Tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’70, nacque e si sviluppò, nel lato periferico nord della città, il polo petrolchimico siracusano, che venne annoverato tra i più vasti poli petrolchimici d’Europa. Ciò non fu senza ripercussioni sociali: per quanto riguarda i territori di Siracusa, l’industria interessò la baia di Santa Panagia, la contrada Targia e il borgo di Priolo Gargallo, che divenendo un centro industriale, chiese ed ottenne l’indipendenza da Siracusa nel 1979. Le industrie giunsero a lambire l’entrata nord della città. Oltre alla ricchezza economica, il polo portò al deturpamento e all’inquinamento dell’ambiente circostante. Nel trentennio ’60 – ’70 – ’80 il tenore di vita comincia a salire, grazie anche per le nuove leggi europee che erano nate per salvaguardare regioni sottosviluppate come la Sicilia.
Negli anni ’90 l’antica cultura siracusana radicata all’agricoltura, alla pesca e alla pastorizia mutò completamente; oramai le attività economiche legate al settore terziario del lavoro stavano facendo evolvere l’economia aretusea mettendola a passo con i tempi moderni.

Nel 1985 la principessa Diana Spencer e Carlo, principe di Galles, visitarono la città. Nel 1990 un violento terremoto, detto di Santa Lucia, poiché accadde il 13 dicembre, provocò ingenti danni alla città e parecchie polemiche per il silenzio istituzionale che seguì.

 

Il 5 e 6 novembre del 1994 papa Giovanni Paolo II venne in città per inaugurare il santuario della Madonna delle Lacrime