Palermo


 

Il due Aprile 1787 la nave su cui era imbarcato Johann Wolfgang Goethe entrò nel porto di Palermo l’occhio divino più attento del secolo disse :

Alle tre del pomeriggio, con sforzo e fatica, entrammo finalmente nel porto, dove ci si presentò il più ridente dei panorami.  Mi sentivo del tutto rimesso e il mio godimento fu grande ……

 

Andiamo dunque alla scoperta della cittá di Palermo!

 

L’originario nome di questa era “Tsits” (o Ziz),che significa” splendida” ed infatti è una meravigliosa città che si affaccia sulla conca d’oro e sul profondo blu del Mar Tirreno. Durante questo percorso potremo ammirare una parte dell’immenso patrimonio artistico e architettonico che oggi costituisce Palermo, frutto delle diverse dominazioni susseguitesi nei secoli e  saperne un pò di più sulle tradizioni e i costumi della città dalle molte etnie. Vogliamo proporvi due itinerari che potranno svelarvi in parte, le sue diverse anime :

▪️   La Palermo del Gattopardo

▪️   Arabo-Normanno

Seguendo il primo, abbiamo la possibilità di visitare luoghi suggestivi che testimoniano l’integrazione delle culture islamiche bizantine e normanne che si sono avvicendate sul nostro territorio dal IX -XII secolo. Nei pressi di Piazza Indipendenza possiamo raggiungere l’ingresso del Palazzo dei Normanni del quale, oltre alla sua elegante struttura, bisogna assolutamente visitare la Cappella Palatina, con i suoi soffitti a muqarnas e i suoi luminosi mosaici, tra cui quello del Cristo Pantocratore che decora il catino absidale. Da qui possiamo proseguire verso la chiesa di Santa Maria dell’ammiraglio, per poi giungere al castello della Zisa, nel quale possiamo riposarci immersi nel verde del meraviglioso giardino, dotato di splendide ed eleganti fontane. Andando verso l’ultima tappa la Chiesa di San Cataldo, possiamo e gustare i famosi “Mostaccioli”, i deliziosi biscotti fatti con il vino cotto e il miele, tipici della tradizione araba.

Il secondo itinerario invece, ci consente di fare un tuffo nel passato ed immergerci nella Palermo dell’Ottocento, ripercorrendo i luoghi relativi al celebre film e romanzo di Tomasi di Lampedusa, “il Gattopardo”. Partiamo così subito dall’elegante Villa di Palagonia a Bagheria,celebre per la singolare e surreale decorazione di mostri in pietra, che coronano il recinto del giardino. Proseguiamo poi verso il Palazzo Mirto e il Palazzo Valguarnera Gangi, dalla bellissima struttura architettonica. Infine,andando verso i magnifici Teatro Massimo e Teatro Politeama possiamo assaggiare l’ottima cucina del Monsú, sorseggiando un bicchiere del pregiato vino ” Duca di Salaparuta “.

 

La Palermo del Gattopardo 

 

Aprì una delle finestre della torretta. Il paesaggio ostentava tutte le proprie bellezze. Sotto il lievito del forte sole ogni cosa sembrava priva di peso: il mare, in fondo, era una macchia di puro colore, le montagne che la notte erano apparse temibilmente piene di agguati, sembravano ammassi di vapori sul punto di dissolversi, e la torva Palermo stessa si stendeva acquetata attorno ai conventi come un gregge al piede dei pastori.  (Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

 

Per consultare la mappa cliccare sul link qui sotto:

https://drive.google.com/open?id=1l1G045KcCAPGPBR9lTJlAnkt-rQ&usp=sharing

 

Itinerario arabo-normanno

 

Non invidio a Dio il Paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia […]”(Federico II di Svevia)

Per consultare la mappa cliccare sul link qui sotto:

 https://drive.google.com/open?id=1AH5BffSHlI2_eEuvWimhPcoS5hE&usp=sharing

 

 


Frammenti d’arte

Palazzo Mirto

Nel 1982 Donna Maria Concetta Lanza Filangeri, l’ultima erede di una delle più antiche famiglie aristocratiche della Sicilia donò alla Regione Siciliana il suo antico palazzo con tutti i suoi arredi e le svariate collezioni di oggetti d’arte, per destinarlo alla pubblica fruizione.
Dal 1594  residenza dei Filangeri, principi di Mirto, la storia di questa dimora si identifica con quella della famiglia, il cui arrivo in Italia risale al periodo normanno.
L’attuale configurazione del palazzo rispecchia per grandi linee quella voluta dal principe Bernando Filangeri nel 1793, sul fronte il grande portale di ingresso è sormontato dallo stemma in pietra della famiglia.
Oggi palazzo Mirto è un interessante museo , che offre ai visitatori informazioni sulle abitudini e lo stile di vita della nobiltà del tempo.
Il percorso inizia dalle scuderie, le rimesse per le carrozze, le cucine, ed altri locali per la conservazione di paglia e fieno. 
L’accesso al primo piano avviene da uno scalone in marmo rosso che conduce al pianerottolo di accesso ai locali del piano nobile. Da un  vestibolo si passa all’ingresso vero e proprio, di piccole dimensioni, tappezzato di raso rosso.
La prima delle sale di rappresentanza, è decorata con magnifici arredi in stile Luigi XVI, vetrinette con pregiate e rare porcellane di Sassonia.


Il salotto che segue, detto del “Salvator Rosa” (per quattro piccole tele alla maniera del pittore napoletano), presenta vetrine con delle collezioni settecentesche di vetri di Murano e statuette in porcellana. Qui si aprono due piccoli ambienti, a destra la stanza del teatrino e a sinistra la saletta dei reperti archeologici.
Nella terza sala chiamata “salotto rosa”, emerge un dipinto con scena di battaglia, del pittore fiammingo Jean Breughel, insieme a raffinati arredi d’epoca. L’ambiente che segue, detto “salotto giallo e verde”, è un ambiente di passaggio, mentre a sinistra si trova il “salottino cinese”, un piccolo ambiente che testimonia la passione per le opere di manifattura cinese, da parte dell’aristocrazia siciliana.
Dal locale successivo, detto “salotto giallo”, si aprono due ambienti: quello a sinistra riservato alle signore con una bella toletta Luigi XV, e l’altro sulla destra, che è una saletta da fumo per signori, con pareti in cuoio di Cordova.
Attraverso un passaggio centrale arriviamo al “salone degli arazzi” che assieme al successivo “salone del baldacchino”, sono i più rappresentativi della casa. Una delle più sontuose sale del palazzo è il salone degli arazzi, un tempo era la stanza da letto dei principi Filangeri, con le tappezzerie in seta ricamata e dal mobilio in stile impero. Ma il salone in assoluto più ricco, è il “salone del baldacchino”, al centro del salone il grande arazzo con baldacchino, raffigurante la presa della città persiana di Arimaze da parte di Alessandro Magno, costituisce il fondale del trono dove solitamente sedeva il principe nei ricevimenti ufficiali.
Su un piccolo terrazzo si apre un salone dove si trova una suggestiva fontana barocca, di grande effetto scenografico, formata da una piccola grotta artificiale di rocce spugnose decorata da conchiglie, (le cosiddette “rocailles” da cui è probabilmente derivato il nome rococò).
A seguire si entra nel “salotto Pompadour” e quindi  in una piccola saletta ovale con decorazioni pittoriche a soggetto mitologico: a sinistra si apre il “salottino Diana”, caratterizzato da una nicchia girevole con la statua di Apollo, recentemente restaurata, che nasconde un passaggio segreto.
L’ultimo ambiente del primo piano è la stanza da pranzo ufficiale, arredata con mobili ottocenteschi in noce, che custodiscono il prezioso servizio in porcellana di Meissen, prodotto esclusivamente per i principi Filangeri.
Il secondo piano del palazzo, quasi completamente visitabile, era destinato alla vita quotidiana della famiglia: si compone di stanze più intime, ma comunque arredate con eleganza e gusto.

Il museo di Palazzo Mirto è aperto dal martedi al sabato dalle 09.00.alle 18.00 la domenica e festivi dalle 09.00 alle 13.00.

 

EVENTI 2017 A PALERMO:

“Suggestioni Caravaggesche”

(13 maggio 2017 – 17 settembre 2017)

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    Vi è, presso Palazzo Abatellis, una mostra dedicata a Caravaggio, che avrà come filo conduttore il caravaggismo presente nell’arte napoletana e siciliana. Di seguito le informazioni su orari e date dell’evento, promosso dall’associazione IDEAHub, realizzata nell’ambito della “Settimana delle culture” da un’idea di Gabriella Renier Filippone e Giacomo Fanale, predisposta da Giacomo Badami, dal Rotary Club Palermo Est, dal Rotary Club Palermo Ovest e dall’associazione Volo.
    In esposizione ci saranno tredici dipinti che propongono la lettura del caravaggismo meridionale recepito come suggestione che riguarda i modi espressivi ma anche le iconografie attraverso alcuni artisti come Mario Minniti, Pietro Novelli, e i napoletani Giovanni Ricca e Filippo Vitale. Il percorso espositivo ha come focus il confronto tra Caravaggio e il Caravaggismo, attraverso la pittura meridionale della prima metà del XVII secolo. Incluso c’è anche una copia antica della Cena in Emmaus di Caravaggio, per mettere a confronto in maniera ancora più intensa le opere in esposizione permanente e quelle dei depositi presentate in questa mostra. Una volta terminata la mostra si svolgerà un convegno che avrà come tema quello del caravaggismo in Sicilia.

    La mostra Suggestioni caravaggesche a Palermo si potrà visitare dal martedì al venerdì dalle 9 alle 18,30, il sabato, domenica e festivi dalle 9 alle 13. Il lunedì resta, invece, chiusa.

    Caravaggio, la verità nel buio”

  • Proprio dietro al Duomo, nella Cappella dell’Incoronazione che ospita il Museo d’arte contemporanea della Sicilia, c’è un’altra mostra che rende omaggio a Caravaggio, questa volta attraverso due pittori contemporanei, realizzata grazie al supporto del lanificio biellese Reda.
    In un allestimento intimo e intrigante, sono messi a confronto i lavori di Omar Galliani, insegnante di pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera, e quelli del piemontese Lorenzo Puglisi, artista che i critici stanno riscoprendo.
    Il punto di partenza è un’opera di Caravaggio, “la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”, un dipinto realizzato durante il suo periodo palermitano. Quello d’arrivo passa attraverso la creatività dei due artisti pronti a confrontarsi con il maestro vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento.
    La grafite incisa di Galliani e le pennellate di luce che emergono dal nero assoluto di Puglisi reinterpretano e riprendono lo stile caravaggesco con un linguaggio attuale e presente.
  • La mostra a ingresso libero è visitabile dal martedì al sabato dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.30, la domenica è aperta dalle 9 alle 13.

 

 

“Mostra O’Tama Kiyonara-Vincenzo Ragusa “

 presso Palazzo Sant’Elia (12 maggio 2017 – 28 luglio 2017)

O’Tama Kiyohara (Tokyo 1861-1939) e Vincenzo Ragusa (Palermo 1841-1927) costituiscono nella storia dell’arte del nostro paese due importanti figure, ancora poco indagate, promotrici del giapponismo fiorito a Palermo, negli anni 80 del secolo XIX. Negli ultimi anni non era mai stata realizzata una mostra antologica su i due artisti.
L’inizio dei rapporti Italia-Giappone avvenne nel 1866: lo scorso 2016 ne sono stati celebrati i 150 anni. L’apertura del Giappone all’occidente, dopo due secoli di chiusura, è l’evento storico che fa da cornice alla vicenda dei nostri due artisti.
Vincenzo Ragusa fu invitato nel 1876 dal governo giapponese ad aprire a Tokyo – insieme al pittore Antonio Fontanesi e all’architetto Vincenzo Cappelletti, tutti e tre selezionati dall’Accademia milanese di Brera – una scuola d’arte occidentale allo scopo di rinnovare la loro tradizione artistica. In Giappone, egli conobbe la giovanissima pittrice O’Tama Kiyohara, che, nel 1882, condusse con sé a Palermo con l’idea di fondare una scuola d’arte orientale. L’esperienza nipponica di Ragusa favorì la conoscenza del linguaggio artistico ottocentesco europeo in quel paese; mentre O’Tama (a Palermo dal 1882 al 1933), con il suo stile ricco di tratti orientaleggianti ma impostato sulle tecniche espressive occidentali del naturalismo romantico, ha lasciato qui traccia con una ricchissima produzione di opere, esplorando varie tecniche (da opere da cavalletto con olii, acquerelli e pastelli, a dipinti murali) e i soggetti più diversi, dal ritratto al paesaggio, dalle nature morte alle scene di genere, dai fiori agli animali, dai temi religiosi alle memorie d’atmosfere orientali, dall’arte applicata alle decorazioni d’interni.

Vincenzo Ragusa, nei quasi sette anni di permanenza a Tokyo in qualità di docente di scultura, conobbe e frequentò la famiglia di O’Tama Kiyohara: tra i due artisti – personalità libere e aperte al nuovo – nacque un intenso rapporto di amicizia e amore che li condurrà al matrimonio.

O’Tama e Vincenzo ebbero un importante ruolo, coronato da successo, nell’ambito dell’Esposizione Nazionale che si tenne a Palermo nel 1891-92.
La mostra ospita un consistente numero di opere (circa 130, per lo più da collezioni private) prodotte da O’Tama Kiyohara, e da sue allieve, durante il suo periodo palermitano durato 51 anni.
La mostra accoglie inoltre opere di Vincenzo Ragusa, l’album fotografico donatogli nel 1882 dagli allievi della scuola di Tokyo dove insegnò e l’Armadio monumentale realizzato per l’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92. Tra le varie opere, la mostra presenta diversi dipinti conservati presso l’ex scuola fondata dal Ragusa, oggi Liceo Artistico “V. Ragusa e O’Tama Kiyohara”, insieme a opere prodotte all’epoca in quella scuola. La mostra sarà allestita con pannelli, arredi, kimono e oggetti del periodo, per evocare il fenomeno del giapponismo, contestualizzando l’esposizione delle opere.

La mostra è aperta da martedì a venerdì, dalle 9:30 alle 13:00, e dalle 15:30 alle 18:30; sabato e domenica è aperta dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00

 “Novecento italiano. Una storia”

(24 marzo 2017 – 31 agosto 2017)

La mostra ospitata nelle Sale Duca di Montalto, di Palazzo Reale, presenta un racconto. Un racconto che vuole mostrare la grandezza del nostro patrimonio creativo attraverso un viaggio in cui ogni tappa è un pezzo di storia che vede come protagonisti alcuni tra i più grandi artisti del XX secolo. Si tratta di un’esposizione di sessanta quadri, otto sculture di quarantaquattro autori che possono, a ragione, essere considerati i manifesti delle loro correnti di riferimento. Sono almeno quindici i movimenti artistici rappresentati in questa esposizione: si va dal Ritorno al mestiere all’Idealismo, passando per la Metafisica del quotidiano, il Realismo magico, la Scuola romana, il Gruppo forma (cui partecipano Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo e tanti altri maestri animati dalla volontà di essere “formalisti e marxisti”, senza dimenticare Mario Schifano, il più celebre esponente della “risposta italiana” alla Pop Art americana) ; e ancora l’Onirismo siderale, gli Italien de Paris, il Primordialismo plastico, la Scuola di via Cavour e il Gruppo di Piazza del Popolo.
Il clima dei primi Anni Venti è quello della “fuga dalle avanguardie”, del “rappel à l’ordre”, del “ritorno al mestiere”, di cui sono rappresentanti Giorgio De Chirico, di origine siciliana, ed il piemontese Carlo Carrà. Vi è così la stagione metafisica di De Chirico, ed il particolare realismo di Carrà, nutrito anch’esso dalla esperienza metafisica. La mostra si concentra senz’altro su questo filone, senza dimenticare la sorprendente originalità di Alberto Savinio, fratello di De Chirico, e l’impressionismo italiano di Filippo De Pisis.
L’arte italiana del Novecento propone esempi significativi di un percorso che evidenzia da un lato l’importanza della storia, dall’altro induce a riflettere sugli aspetti rivoluzionari del mondo contemporaneo. Vi è un marcato impulso verso il futuro che sottolinea le feconde utopie del secolo scorso: se ne possono cogliere i primi segnali nell’opera di Giacomo Balla e dei suoi giovani allievi, con cui affrontano la corrente del futurismo.

La mostra è aperta da Lunedì a Sabato dalle ore 8.15 alle ore 17.40 ;    domenica e festivi dalle ore 8.15 alle ore 13.00. Sabato, domenica e festivi la mostra  resterà aperta fino alle ore 21.00 

 

 

Frammenti d’arte

Palermo, più che altrove in Sicilia, le epoche storiche rivelate dai differenti stili architettonici si sovrappongono. Il centro testimonia di un tempo più vicino, quando la città con i suoi teatri, i suoi palazzi, le sue piazze barocche e suoi trionfali accessi al mare, contendeva a Napoli il primato urbano del Regno della due Sicilie. Ricordi di un tempo ben più remoto cela invece il Monte Pellegrino: a poca distanza dai grattacieli, in caverne abitate dall’uomo preistorico, sono venuti alla luce graffiti rupestri di arcaica bellezza.  (Leonardo Sciascia)

 

Il Teatro Massimo

É il terzo teatro più grande d’Europa!
I lavori furono iniziati nel 1875 dall’architetto Giovan Battista Filippo Basile, completato dal figlio Ernesto Basile, anch’egli architetto, completando anche i disegni necessari per la prosecuzione dei lavori del Teatro.
La struttura simmetrica  e armoniosa, di chiara ispirazione classica è attestata da vari riferimenti, che stanno nello sviluppo planimetrico dei volumi e nella copertura, che richiama le costruzioni religiose e pubbliche romane.
L’esterno del teatro presenta un pronao corinzio esastilo elevato su una monumentale scalinata, ai
lati della quale sono posti due leoni bronzei con le allegorie della Tragedia e della Lirica, in alto l’edificio è sovrastato da un’enorme cupola emisferica.
La costruzione dell’edificio comportò la demolizione di due monasteri, durante la quale fu violata la
sepoltura di una monaca, le cui ossa furono poi sparse in una discarica. Si narra dunque, che il fantasma di questa monaca si aggiri  per i sotterranei e dietro le quinte ancor oggi, anche manifestandosi sotto forma di ombra…

Palazzo Castrone

 

Considerato tra le più rilevanti opere edili della Palermo tardo-cinquecentesca. Apparteneva alla famiglia dei Castrone, un’antica e illustre famiglia patrizia palermitana di lontane origini romane.
Originariamente questo palazzo doveva essere uno dei più belli della città, e rappresenta l’esempio più significativo del passaggio dalle forme rinascimentali alle forme barocche.
La sua facciata è caratterizzata dai giochi chiaroscurali delle paraste che caratterizzano il prospetto principale e dagli effetti pittorici che avvolgono le colonne del portale manierista, come pure per le quattro piramidi quadrangolari sulla cornice di coronamento ed altri elementi decorativi, come le due nicchie dell’ultimo piano con le statue di Romolo ed Ersilia, con due iscrizioni che attestano l’origine romana dei Castrone.
Palazzo Castrone presentava elementi di novità nell’architettura palermitana di quell’epoca, come il portale d’ingresso riccamente adorno, i balconi in pietra sorretti da mensoloni con teste leonine di grande pregio.
Questa dimora patrizia anticipa dunque vari elementi architettonici pre-barocchi, che indirizzeranno gli architetti e capimastri verso nuovi schemi decorativi.
Il complesso architettonico del palazzo è caratterizzato da ornamenti di ispirazione classico-rinascimentale.
L’attuale aspetto del palazzo rivela le diverse manomissioni che furono apportate soprattutto alla fine del XIX secolo, che ne alterarono l’originaria configurazione. Tuttavia un recente e impegnativo restauro è riuscito a riportare l’antica dimora al suo splendore originario.

Palazzo dei Normanni

E’ l’architettura più significativa del potere normanno ma non solo: il Palazzo Reale di Federico II e il figlio Corrado IV, è attualmente sede dell’Assemblea Regionale siciliana.

Una costante è il fatto che è caratterizzato da elementi provenienti da più culture e correnti artistiche, anche per via delle ristrutturazioni posteriori. Primo esempio di ciò lo troviamo nella Sala dei Venti, all’interno della Torre Joharia (una delle quattro colonne del Palazzo): in origine, in epoca araba, era un giardino pensile; in epoca normanna fu “coperto” e, nel Settecento, fu costruito un soffitto ligneo decorato con mosaici raffiguranti la Rosa dei Venti, con intonaci tipicamente arabi con influenza persiana. Sala attigua è la Sala Ruggero, i cui mosaici (di matrice profana) rappresentano figure antropomorfe o zoomorfe, fra cui spiccano emblemi allegorici in riferimento al potere normanno (il cui simbolo è il leone).

Questo mondo multiculturale culmina nella famosa Cappella Palatina, fatta costruire da Ruggero II nel 1130 e inaugurata con la messa nel 1147.

Le pareti esterne presenta un rivestimento marmoreo, al di sopra di questo invece abbiamo delle rappresentazioni (sempre con mosaici) che riflettono la storia del regno napoletano e siciliano. La struttura racchiude in sé ben quattro culture, tutte insieme: quella latina, greca, bizantina e araba. Si fondono la basilica latina (che presenta tre navate) e la pianta, tipicamente greca. Le tre absidi sono dedicate con mosaici prevalentemente dorati, secondo la matrice bizantina.

Emerge l’abside centrale, con il suo Cristo Pantocreatore benedicente, che “guarda” la controfacciata, caratterizzata dalla presenza del trono e dalla raffigurazione, sulla parete, degli apostoli Pietro e Paolo (a cui è consacrata, peraltro, ogni chiesa normanna) insieme a Cristo. Questo è l’unico tempio siciliano in cui compare due volte l’immagine di Cristo Pantocreatore, e fornisce un ottimo esempio di incontro tra potere imperiale e politico, e dell’obiettivo generale di “cristianizzare” la popolazione.

Le navate sono scandite da colonne dal capitello a foglie d’àcanto.

Il soffitto, ligneo, è intagliato e dipinto, presentando una forma quasi a stalattiti ( muqarnas, matrice araba ).

La visita al Palazzo dei Normanni termina con la Sala d’Ercole, attuale sede dell’Assemblea Regionale siciliana (ARS). Parlamento fra i più antichi in Europa, esso prende il nome dalle raffigurazioni della vita di Ercole e di alcune delle sue dodici fatiche, realizzate da Giuseppe Velasco. Nel 1947 ci fu la prima seduta d’aula, dopo la concessione dello Statuto Autonomo siciliano nel 1946.

 

QUATTRO CANTI

Situati in corrispondenza dell’incrocio tra via Maqueda e corso Vittorio Emanuele, i quattro canti costituiscono il punto centrale di Palermo. Le fonti antiche ricordano questa zona anche come Teatro del Sole perché durante le ore del giorno almeno una delle quinte architettoniche è illuminata dal sole. Essi furono realizzati nel ‘600 per sottolineare il ruolo di Palermo rispetto al Vaticano, su ispirazione di piazza Quattro Fontane a Roma.

Ogni angolo ha tre livelli:  in quello inferiore si trovano quattro sculture in marmo che raffigurano le stagioni con fontane, incorniciate da colonne doriche, nel secondo quattro statue di monarchi spagnoli tra colonne ioniche, nell’ultimo, tra colonne corinzie, le sante protettrici dei quattro quartieri. Sugli attici, infine lo stemma reale affiancato da quelli del vicerè e del Senato.

 

“I quattro cantoni” è un gioco tradizionale da bambini, ci chiediamo: sarà nato a Palermo????

CASTELLO DELLA ZISA

Nella parte nord-occidentale della città si trova il castello della Zisa,residenza edificata durante il regno di Guglielmo II (1167).Il termine arabo ‘Zisa significa ‘splendidainfatti doveva essere un luogo di meraviglie destinato al re e alla sua corte.

All’esterno l’edificio ha l’aspetto di un cubo suddiviso in tre ordini orizzontali,corrispondenti ai tre piani,con eleganti modanature che cingono le finestre.L’interno è costituito da diversi appartamenti che ruotano attorno alla sala delle fontane,d’ispirazione islamica.In questa sala sopra ,l’arco che caratterizza l’ingresso,si trova un affresco barocco che rappresenta i famosi ‘diavoli della Zisa’ mentre il pavimento è attraversato da una canaletta che forma due vasche in cui scorreva l’acqua posta sulla parete d fondo. Le nicchie,simili a quelle della Cappella Palatina,sono decorate da ricchissime ‘muqarnas’,decorazioni in stucco o in legno tipicamente arabe che presentano delle rientranze. E’ anche interessante notare il sistema di refrigerazione costituito da camini e canalizzazioni. Anticamente si pensa che il castello fosse preceduto da una peschiera di cui oggi purtroppo rimangono pochi resti.

La Zisa è circondata da un ampio giardino dalla pianta rettangolare, diviso a metà da un canale che collega un sistema di vasche d’acqua, ricreando così l’antico canale che prosegue fino alla “sala della fontana”, all’interno del palazzo. Sia a destra che a sinistra del giardino, i quadranti creati dai dodici percorsi pedonali sono coltivati con piante tipiche della macchia mediterranea mentre su un lato una lunga struttura metallica, che riprende i motivi geometrici tipici dell’arte islamica, coperta da piante rampicanti crea un percorso in ombra.

 

CHIESA DI SAN CATALDO

La chiesa fu costruita intorno al 1154, al tempo di Guglielmo I, era la cappella di un palazzo demolito nel XIX secolo.

L’edificio è a forma di parallelepipedo, dal quale emerge solo l’abside principale. Le pareti esterne sono caratterizzate dalla presenza di arcate cieche, decorate in alto da un’elegante cimasa,modanatura curva e sporgente, a forma di gola.

All’interno una serie di colonne definiscono tre serie di campate, quelle della navata centrale di forma quadrata coperte da cupolette emisferiche,e quelle delle navate laterali  di forma rettangolare chiuse da crociere. Un elemento degno di particolare attenzione è dato dal pavimento a tarsie, un tipo di decorazione che si realizza accostando minuti pezzi di materiali di colori diversi.

CHIESA DI SANTA MARIA DELLAMMIRAGLIO ,DETTA “LA MARTORANA”

 

La chiesa venne costruita nel 1143 da Giorgio d’Antiochia,ammiraglio del normanno re Ruggero II. Per anni fu gestita dal clero e solo nel XV secolo fu concessa al vicino convento delle suore benedettine, fondato nel 1194 da Eloisa Martorana, da allora assunse anche il nome della fondatrice. L’edificio ha subito molte trasformazioni nel corso dei secoli. Oggi l’esterno presenta un compatto paramento murario in arenaria addolcito da intagli di arcate cieche e ghiere traforate, di influenza islamica. In alto s’impongono i profili solenni di tre cupole rosse (con calotta liscia, emisferica e rialzata) poste in felice contrasto cromatico con la severa monocromia delle pareti.

L’interno presenta tre corte navate – di cui quella centrale è scandita dalla sequenza ritmica delle tre cupolette – separate da colonne.

dalla tradizione ……..

LA FRUTTA MARTORANA!

La ricetta risalente al XIII – XIV secolo, è di origine araba: il “marzaban” era una scatola di legno con un coperchio, usata per come conservare documenti importanti o per spedire dolci che, poiché  avevano la forma rettangolare dei pani, ne ereditarono anche il nome, appunto marzapane.
La preparazione più antica e famosa fatta con questa pasta è la frutta Martorana che veniva confezionata a Palermo, dalle suore nel convento annesso alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio. In seguito fu la nobildonna Eloisia Martorana a far costruire un monastero benedettino accanto alla chiesa e al convento. Da allora tutto il complesso edilizio prese il nome “della Martorana” in suo onore, e allo stesso modo furono anche chiamati i dolcetti preparati dalle suore.
Si racconta che il giardino del convento e l’ orto fossero fra i più belli della città, dove crescevano alberi da frutto e ortaggi che insuperbivano le suore che li curavano. Il loro vanto però arrivò all’orecchio del vescovo di quel tempo, che incuriosito volle andare  personalmente a costatare. La visita però fu fatta in pieno autunno, per la festa di Ognissanti, quando gli alberi erano già privi di ogni frutto. Le monache allora, decisero di creare dei frutti con la pasta di mandorle per addobbare gli alberi e abbellire così il giardino.

 Museo internazionale delle marionette

 

 

Tra le attrazioni che posso interessare sia grandi che piccini il Museo internazionale delle marionette.

Aperto nel 1975 dai coniugi Jeanne Vibaek e Antonio Pasqualino, fornisce un’esposizione di oltre 4000 burattini, ombre, pupi raccolti in tutto il mondo con spirito antropologico. Il museo ha sede in piazzetta Niscemi, dietro piazza Marina, con uno splendido salone liberty dove si rappresentano gli spettacoli. Qui ci sono spazi adatti a conservare libri e video e a seminari per bambini, genitori e insegnanti oltre a sale work in progress con un allestimento moderno. Ora la struttura è indicata con il nome di Mima, alla sua inaugurazione hanno partecipato importanti personaggio come Camilleri e Lo Cascio.

Il museo è aperto tutti i giorni lavorativi dalle 9:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 18:30. 

 

Palazzina cinese

 

La palazzina cinese fu realizzata nel 1798 per il re Ferdinando IV di Borbone che, costretto ad una fuga da Napoli, si rifugiò a Palermo.    La struttura, nella zona nord-occidentale del parco della Favorita fungeva da tenuta da caccia del re.

La villa è preceduta da un pronao orientaleggiante. La forma della struttura è quella di una pagoda cinese con eleganti scale esterne elicoidali. Nel piano seminterrato si trova la sala da ballo e una sala per il buffet, mentre al primo piano il salone per i ricevimenti e la sala da pranzo con il curioso “tavolo matematico”. Esso, collegato con la cucina permetteva di fare arrivare al re le vivande calde senza l’aiuto dei domestici. Accanto a questa sala, la sala da letto del re.

Al secondo piano si trovano, invece, gli appartamenti della regina Maria Carolina.L’arredamento è prevalentemente in stile cinese ma, in certi spazi, in stile turco o pompeiano.

Aperto dal martedì al sabato, dalle 9:00 alle 19:00

MONREALE

Il duomo di Monreale, situato a 7 km da Palermo, fu fatto costruire da Guglielmo II, detto “il Buono”, e consacrata a Pietro e Paolo, come ogni chiesa Normanna.
La facciata è incorniciata ai lati da due torri campanarie, modello tipicamente nord europeo. L’ingresso è preceduto dal portico settecentesco, in stile barocco, che si apre sull’esterno con tre archi a tutto sesto poggianti su colonne tuscaniche. La pianta della chiesa, a croce latina, è caratterizzata da tre navate, scandite da file di colonne ( che sostengono archi a sesto acuto), e terminano in fondo con tre absidi: quella centrale, con la raffigurazione del Cristo Pantocratore (analogia con la Cappella Palatina), quella occidentale con il seggio vescovile è quella occidentale con il seggio imperiale. La pavimentazione di quest’ultima è caratterizzata da un mosaico di matrice araba. In questo caso, le tessere sono disposte in modo da riflettere sempre la luce, da qualunque punto di vista.

Tutte le colonne sono in granito grigio, tranne una, la prima a destra. Questa è fatta di materiale più povero, in marmo cipollino che è più scadente. Non è un caso, si tratta di una scelta consapevole. Le colonne che sostengono le arcate indicano che è Dio che regge la Chiesa, tuttavia anche l’uomo deve fare la sua parte: quella colonna di materiale scadente rappresenta l’uomo che regge, seppur in minima parte, le sorti della grande Chiesa. Il tetto ligneo policromo richiama, anch’esso, lo stile arabo.
Altra caratteristica del monumento sono i 6400 metri quadrati di mosaici, stile bizantino. Essi raffi- gurano scene tratte dall’Antico Testamento e dal Nuovo Testamento. Le figure dei santi vengono fatte emergere tramite un contorno con tessere rosse; inoltre il drappeggio rigido medievale è as- sente.
Il fine del tutto é ricristianizzare il popolo.

Il Duomo è affiancato dal chiostro dell’antico monastero benedettino, realizzato sul finire del XII secolo. Si tratta di una costruzione prettamente romanica, a pianta quadrata di 47 metri di lato, con portico ad archi ogivali a doppia ghiera e con singolarissimo “toro” nell’intradosso. Sui capitelli so- no incise scene bibliche. Le basi delle colonne del chiostro raffigurano un’amplissima varietà di motivi: foglie stilizzate, rosette, zampe di leone, teste di fiere, gruppi di uomini e animali, rane e lucertole. Caratteristica è la fontana centrale, la cui acqua scaturisce da una colonna riccamente

intagliata a forma di fusto di palma stilizzato, con figure in piedi, teste foglie a rilievo. L’acqua fuo- riesce in sottili getti da bocche umane e leonine.

 

 

Giardini Pubblici……

 La Villa Giulia è uno dei giardini pubblici di Palermo più belli e importanti. Curatissima e sempre molto pulita, rappresenta il luogo ideale sia per i turisti in cerca di relax durante la visita della città, sia per i cittadini che possono fare una tranquilla passeggiata, sia per i bambini che possono correre e giocare tranquillamente.Quando è stata costruita nel 1778, ad opera del Governatore Antonio La Grua e su progetto dell’architetto Nicolò Palma, il Foro Italico (o passeggiata a mare) ancora non esisteva e la villa si trovava proprio a ridosso del mare. In seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale molti dei resti furono gettati in mare, finendo per modificare la conformazione della costa in quella zona, e creando di fatto quello che poi sarebbe diventato Il Foro Italico.

“Villa Giulia di Palermo è un giardino a riva di mare, pieno di ombre la mattina, pieno di voluttà la sera, bello sempre” (Girolamo Ragusa Moleti “Il Signore di Maqueda”) 

“Il luogo più stupendo del mondo” (Goethe)

…e spazi verdi

 

L’ Orto botanico di Palermo, nato nel 1779 a scopo accademico, è diventato un luogo di interesse a livello internazionale.

Esso ospita 12.000 specie tropicali tra cui un herbarium mediterraneum, ficus, Araucarie, Bambù e anche esemplari più curiosi come l’albero del sapone, delle bottiglie, o del pane. La parte meridionale contiene una grande esedra con vasi ed eleganti sedili.

Un’altra zona particolare del giardino è l’Aquarium con tre fontane circolari con statue di delfini. Infine l’Orto botanico contiene anche un giardino coloniale con molteplici piante medicinali, mentre sul fronte meridionale si trova il boschetto americano.

Aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 17:00

Il VILLINO FLORIO, un piccolo gioiello

 

Intorno al 1898 i Florio, una delle dinastie imprenditoriali italiane più potenti dell’epoca, acquistarono una vasta area verde e incaricano Ernesto Basile, di progettare una “casina” da adibire a residenza di Vincenzo giovane rampollo della prestigiosa famiglia: il capriccio e i larghi mezzi del giovane signore, appena sedicenne, che volle la sua dimora da scapolo e il ritrovo dei suoi amici, permisero la realizzazione di questo capolavoro assoluto di ecletticità.

Quella che era stata primitivamente intesa come la “garçonniere” del giovane Vincenzino, divenne una delle più emblematiche opere dell’architettura Liberty palermitana e frutto del miglior genio del celebre architetto.

Il Villino Florio, svetta ancora oggi tra le piante di quel che rimane del grande parco dell’Olivuzza, appena un residuo dell’impianto generale precedente.
Il trionfo delle linee Liberty venne qui celebrato dal Basile, dove il floreale diventa espressione di un linguaggio artistico corrente atto a soddisfare le aspettative dei suoi raffinati committenti.
Nella palazzina dell’Olivuzza l’estro del Basile si estrinseca nell’originalità delle linee architettoniche, nelle forme decorative e negli elementi strutturali che, prelevati dal basso medioevo e dal tardo quattrocento siciliano in questa opera sono mescolati al più puro del linguaggio Liberty.

 

???   CURIOSITA’  ???

 

Il Rifugio antiaereo di Palazzo di Città

Sedili in pietra e mezzo metro quadrato di spazio ciascuno: così si stava nel rifugio antiaereo sotto piazza Pretoria che risale al secondo conflitto mondiale. Nel 1935 il Comune creò ricoveri per proteggere i cittadini dai bombardamenti. Nel rifugio alcune canne di ventilazione – provenienti dalle grondaie – assicuravano aria pura, mentre una chiusura dall’interno impediva che venissero invece immessi gas nocivi. Il ricovero, per duecento persone, aveva tre accessi su piazza Pretoria: uno a fianco di ciascuna statua dei leoni, e un altro dalla scalinata della fontana. Infine c’era un altro accesso dall’interno della portineria di Palazzo delle Aquile (quello da cui oggi si accede), e un ultimo murato all’interno della sala di un gruppo consiliare.

 

Il Castello di Maredolce

Situato alle pendici del Monte Grifone, nella periferia sud di Palermo, oggi quasi nascosto alla vista dalle costruzioni che lo circondano,  il “castello” della Favara o di Maredolce, nasce probabilmente nel periodo arabo  tra il 998 ed il 1019, durante il governo dell’emiro Kalbita “ Ja’Far II”, come dimora suburbana.
Sotto i re normanni, a cui piacquero la posizione e l’organizzazione del complesso architettonico, ed in particolare con Ruggero II, il castello  subisce un vasto intervento di trasformazione. L’edificio primitivo infatti, come ancora può vedersi, era circondato per tre lati dall’acqua di un lago artificiale che per le sue grandi dimensioni prese il nome di “
Maredolce”, nella quale furono immessi, provenienti da diverse regioni, pesci di svariate specie, come si sa dalle cronache coeve.

La Necropoli Punica

La Necropoli Punica di Palermo è un’architettura funebre sita nella parte occidentale della città, ed è il primo insediamento punico nella storia della città di Palermo.

Il sito si trova nel quartiere della Cuba, a pochi passi dalla nota struttura arabo-normanna. Al suo interno, sono custodite tombe che vanno dal VII al III secolo a.C.
Su questo tratto di terra generato dall’azione dei fiumi Kemonia e Papireto, oggi si trova la caserma Tukory, ed è proprio qui sotto, tra i cunicoli e i sarcofagi di calcarenite, che la Necropoli è ancora oggi visitabile. In questo quadrilatero composto tra piazza Indipendenza, corso Pisani, via Cuba, via Pindemonte e via Danisinni, sono state scoperte, a partire dalla metà del XVIII secolo,
ben oltre settecento tombe, in occasione della costruzione dell’Albergo dei poveri.
Il resto della necropoli, è stato riportato alla luce nel corso di scavi sistema.

 

Le Stanze al Genio

Stanze al Genio Museo delle maioliche è un’esposizione di mattonelle in maiolica italiane disposte in una “casa museo” ospitata all’interno del settecentesco Palazzo Torre Piraino, nel comune di Palermo in Via Giuseppe Garibaldi n. 11. Qui si trovano esposti quasi 5000 esemplari di mattonelle maiolicate italiane antiche risalenti ad un periodo compreso tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XX, suddivise su otto sale. Sono altresì presenti collezioni minori di cancelleria d’epoca, ceramica contemporanea ed oggetti di modernariato.

La Cubula

La Cubula (detta anche Piccola Cuba) è un piccolo edificio arabo-normanno di Palermo. Si trova dove un tempo scorrevano le acque che alimentavano il lago Alberira ed è situato all’interno dell’immenso giardino del Parco del Genoardo voluto dal re Guglielmo II di Sicilia, detto “il Buono” 

 

 

 

 

La letteratura Palermitana: le origini

La città di Palermo è stata, durante il periodo che va dalla prima metà del XII secolo fino al 1250, un’importante centro culturale  che esercitò un’influenza notevole su tutto il panorama siciliano e italiano.  Palermo, insieme a Messina, fu uno dei maggiori centri culturali d’Italia, dove si sviluppò la scuola poetica siciliana, che si diffuse successivamente in tutta la penisola ed ebbe il suo fulcro nella corte di Federico II di Svevia. Proprio in questo ambiente aristocratico nacque la poesia in volgare. Secondo Dante, che fu il primo a riconoscere l’importanza di questo nuovo gruppo di letterati, l’esponente della scuola siciliana fu Giacomo da Lentini, ideatore, secondo la tradizione, del sonetto. Tra i primi anni del ‘300 si diffuse in Italia l’importanza della filologia, ed importanti personaggi di spicco come Antonio Beccatelli si dedicarono alla traduzione di testi antichi, producendo così importante materiale accademico.
Un altro importante autore legato a Palermo fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nato nel 1896, scrisse il celeberrimo romanzo “Il gattopardo” che fu pubblicato solo un anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1957. Nel 1959 il romanzo vinse il premio strega e portò il suo autore alla fama di cui gode tutt’ora. Fu il primo libro in Italia a superare le 100’000 copie, e da esso il regista Luchino Visconti ne trasse anche una pellicola.

«Ho conosciuto la piena bellezza,
lo splendore nobile e pacifico
della luce, pura e immensa,
a Palermo, a Villa Tasca».
(Anna de Noiailles, “Les vivants et les morts”, 1913) .

Palermo, come tutta la Sicilia, vanta una tradizione letteraria vasta e ricca di contenuti, cui importanza viene riconosciuta in tutto il mondo.

Ad oggi questa provincia non smette di affascinare e donare ispirazione a numerosi giovani che si cimentano nella scrittura.

La città offre anche la possibilità di condividere la propria passione per la letteratura in posti come il caffè letterario del Gattopardo, ispirato all’omonimo romanzo di Tommasi di Lampedusa.

Altrettanto numerose sono le iniziative che quotidianamente vengono proposte ai cittadini, basti prendere ad esempio ai firma copie o gli incontri con gli autore organizzati dalle varie librerie come Mondadori e Feltrinelli.

Insomma Palermo vive di letteratura tanto quanto la letteratura nel tempo ha vissuto ispirata da questa suggestiva città, e che la si voglia leggere sotto l’ombra di un albero seduti sulla panchina di uno dei suoi tanti parchi, o nella sala letture della sua biblioteca, essa non smetterà di stupirci per i mille splendidi modi in cui nel tempo è stata raccontata.

 

 

FRASI E AFORISMI SU PALERMO

“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.” (Paolo Borsellino)

“La contraddizione definisce Palermo. Pena antica e dolore nuovo, le pietre dei falansteri impastate di sangue ma anche di sudore onesto. La Mafia che distribuisce equamente lavoro e morte, soperchierìa e protezione.” (Leonardo Sciascia)   

“Se vuoi provare le pene d’inferno, l’inverno a Messina e l’estate a Palermo.” (Detto popolare)

“Palermo di notte profuma di mele e gelsomini
le barche ormeggiate all’Acquasanta riflettono il vento cupo del sud e vicino al porto le zanzare iniziano il loro ronzio
Palermo di notte riposa inquieta tra l’urlo dei pazzi di via Albergheria e il lamento continuo di un antifurto.” (Vincent Corbo)

 

EVENTI

Nel mese di Giugno 2017 a Palermo il festival Una marina di libri (8-11)

Il festival dell’editoria indipendente, promosso dal CCN Piazza Marina & Dintorni in collaborazione con le case editrici Navarra e Sellerio, si svolgerà con laboratori e incontri dalla mattina fino a sera che vedranno coinvolte le realtà più interessanti dell’ultimo anno e molti tra i nomi più significativi. Tra gli ospiti Marco Malvaldi, Giuseppe Culicchia, Francesco De Gregori, Chiara Valerio, Francesco Abate, Pietrangelo Buttafuoco e Simonetta Agnello Hornby. Il tutto affrontando tre macro temi legati alla Poesia, alle mutazioni e alle contaminazioni dei Linguaggi, ai Diritti Umani. Spazio anche ai bambini con i laboratori curati dalla libreria Dudi.

-Nel mese di Ottobre 2017 Palermo ospita il Festival delle letterature migranti.

Comincia il 12 ottobre a Palermo la seconda edizione del Festival delle letterature migranti, una manifestazione che vuole rendere conto di quanto profondo sia il contributo delle migrazioni nel panorama culturale attuale. Un contributo che non si misura solo attraverso la letteratura, che rimane comunque la principale protagonista, ma anche attraverso altre forme d’espressione come il cinema, il teatro, la musica.

Fino a domenica 16 ottobre, sessantaquattro incontri porteranno nel capoluogo siciliano più di 140 ospiti tra i quali spicca lo scrittore nigeriano Wole Soyinka (premio Nobel per la letteratura nel 1986) che dialogherà con Leoluca Orlando di “destino e libertà”. Ma sono tantissime le voci che vale la pena di ascoltare per provare a comprendere a fondo un fenomeno come quello delle migrazioni e quindi imparare a conoscere meglio, al di là di pregiudizi e formule precotte, il mondo in cui viviamo.

Tra gli altri ospiti Leila al Shami, Robin Yassin Kassab, Cristina Ali Farah, Igiaba Scego, Hakan Günday, Helena Janeczek, Omar Khouri, Pascal Manoukian, Alessandro Leogrande, Stefano Liberti, Luigi Manconi, Pascal Manoukian, Christian Raimo, Francesc Serés e Benedetta Tobagi. Ricchissimo anche il programma di mostre, spettacoli, proiezioni e concerti.

                                                                                               

 

In alto i calici!….

qualche riflessione enologica 

 

Il marchio FLORIO è un innovatore che rivela un mondo inaspettato, un artigiano contemporaneo, piuttosto insolito: l’azienda negli ultimi due secoli ha maturato una grande esperienza, nel rispetto della tradizione, cura del dettaglio e innovative visioni. Al suo interno vi sono conservati: I passiti, i liquorosi, i marsala, gli spumanti ed ovviamente anche moltissime altre specialità della casa.

 

Negli ultimi anni sono stati lanciati sei nuovi vini che vanno ad arricchire la gamma di prodotti Corvo, Duca di Salaparuta e Florio, e che sono stati pensati per soddisfare le necessità di un consumatore moderno e quelle dei diversi canali di vendita. Corvo amplia la linea Irmàna con Corvo Irmàna Fiore, un bianco fruttato.  Corvo presenta anche la nuova linea Duetto, due prodotti che per la prima volta nella storia di Corvo uniscono vitigni autoctoni e vitigni internazionali: due vini con un ottimo rapporto qualità/ prezzo.

Duca di Salaparuta invece, propone due vini freschi ed eleganti, due prodotti di pregio, perfetta espressione del territorio in cui nascono. Il versatile mondo Florio fatto di marsala, vini liquorosi e passiti, si arricchisce infine di uno Spumante, Dolce Florio. Un vino aromatico prodotto con la consueta artigianalità  che contraddistingue tutti i vini Florio: uve moscato lavorate con metodo Charmat

La Duca di Salaparuta S.p.a., negli ultimi anni ha definito un piano d’investimenti volto a potenziare ulteriormente il controllo delle uve e la qualità dei vini. Interventi in vigna e in cantina, investimenti importanti che hanno reso la Duca di Salaparuta un punto di riferimento per il controllo analitico ampelografico di tutta la Sicilia.

Il Duca di Salaparuta è un importante e antica azienda produttrice degli omonimi vini pregiati della Sicilia nord-occidentale, con stabilimenti industriali nel comune di Casteldaccia, in provincia di Palermo. L’azienda produce sei varietà di vino, tra cui quelle tradizionali di vino rosso e bianco, da uve coltivate nelle province di Agrigento e Caltanissetta e di vino rosato dall’entroterra del Trapanese, oltre ad altre tre varietà non tradizionali. Il Gruppo Duca di Salaparuta riunisce tre brand storici che rappresentano la Sicilia e l’Italia nel mondo: Corvo e Duca di Salaparuta, nati nel 1824, e Florio nato nel 1833. Acquisite dalla Illva Saronno Holding e riunite in un’unica realtà, le due Aziende storiche costituiscono il primo gruppo vitivinicolo privato dell’isola e ne raccontano la storia e la terra attraverso luoghi suggestivi come le Tenute e le storiche Cantine. Tre marchi, ognuno testimone di un territorio specifico e delle peculiarità che lo contraddistinguono, e una gamma di vini completa in grado di soddisfare ogni occasione di consumo e abbinamento.

Il Concept Winery è una nuova definizione dell’esperienza in Cantina: far vivere un’esperienza unica presso le nostre Cantine, soprattutto in Florio che accoglie più di 30.000 mila visitatori ogni anno. Nel corso del 2011 le Cantine Florio sono state arricchite da una nuova sala di degustazione, uno spazio innovativo, unico al mondo, in cui tradizione e modernità s’incontrano e la degustazione diventa esperienza.

La sala di degustazione Donna Franca Florio è il frutto di un nuovo modo di concepire gli spazi della Cantina e di una visione differente della degustazione che, da momento di piacere, diventa una vera e propria esperienza che coinvolge tutti i sensi, suggestiva e quasi teatrale. Ricavata da una delle navate in tufo delle Cantine Florio la sala ha una dimensione di 300 metri quadrati ed è limitata da una quinta di botti di rovere. l’allestimento, studiato per esaltare la spazialità pulita della Cantina, pone al centro un unico tavolo in legno di rovere lungo 14 metri sul quale si svolge la degustazione, attraverso un sapiente gioco di luci e ombre che seguono il ritmo del video proiettato sul grande schermo cinematografico. Una sala innovativa, creata per offrire allo spettatore una suggestione attraverso i profumi e i sapori dei vini.

 

 

……e ora, in cucina!

GASTRONOMIA PALERMITANA

 

La cucina palermitana rientra a pieno nel modello nutrizionale della dieta mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO bene protetto nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità nel 2010. Essa prevede l’abbondante utilizzo di alimenti di origine vegetale (frutta, verdura, ortaggi, pane e cereali, patate e legumi), di carni rosse (principalmente bovina, ovina e suina), carni bianche e ovviamente il pescato che fa da fiore all’occhiello. Molto importante il consumo dei latticini che comprende una numerosa varietà di formaggi locali e l’utilizzo dell’olio d’oliva come principale condimento e fonte di grassi.Di particolare interesse è il “cibo da strada”, ancora largamente diffuso, che rappresenta perfettamente i gusti dei palermitani.

Lo STREET FOOD

Il cibo da strada è costituito da quegli alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono venduti (e spesso anche preparati) soprattutto in strada o in altri luoghi pubblici (come mercatini o fiere), anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, ma anche da furgoni o carretti ambulanti. Nei centri storici di alcune città italiane si è diffusa una tipologia di piccoli locali specializzati nella preparazione e vendita di cibi da mangiare in strada. Il consumo di cibo per strada consente, in genere, di mangiare in maniera più informale, più rapida, e meno costosa rispetto al consumo di cibo in un ristorante o in altro luogo deputato allo scopo; per tale motivo, questa forma di alimentazione viene spesso preferita rispetto a modalità più formali di consumo, tanto da farle occupare un posto importante nell’alimentazione umana. Il cibo da strada fa parte del più ampio fenomeno del cibo informale (informal food sector), un settore che, nei paesi in via di sviluppo, rappresenta una delle strategie adottate per provvedere ai propri bisogni alimentari.

Pane ca meusa


Il pani câ meusa, italianizzato come “pane con la milza”, è un esempio di tradizione gastronomica palermitana nel campo del cosiddetto “cibo da strada”.Questa pietanza, tradizione di Palermo, consiste in una pagnotta morbida (vastella),spolverata con sesamo, che viene imbottita da pezzetti di milza e polmone di vitello. La milza e il polmone vengono prima bolliti e poi, una volta tagliati a pezzetti, soffritti a lungo nella sugna. Il panino può essere integrato con caciocavallo grattugiato o ricotta con limone o pepe oppure semplice.

Panelle

Lo street food, soprattutto se si tratta di fritti, è come una droga: un bocconcino tira l’altro, e non si riesce a smettere finché il cartoccio non è finito. Che si tratti di patatine, di pizzette o di panelle. Le panelle sono le sottilissime frittelle di farina di ceci, il tipico street food di Palermo, consumato normalmente in mezzo ai panini con sesamo o insieme ai cazzilli (crocchette di patate con prezzemolo) e conditi con sale e limone. Cibo povero, poverissimo, ma sfizioso e molto facile da preparare.

Panelle palermitane

Ingredienti
500 g di farina di ceci
1,5 l di acqua
1/2 cucchiaio raso di sale
pepe
prezzemolo o finocchietto qb
olio di semi di arachide
panini al sesamo
limone di Sorrento
Sciogliere la farina di ceci nell’acqua fredda, aggiungere il sale e il pepe e mescolare bene con la frusta. Mettere la pentola sul fuoco e mescolare a lungo finché l’impasto è diventato compatto e si stacca dai bordi della pentola. Tritare finemente il finochietto (ed è molto meglio del prezzemolo!, ndr) e aggiungere all’impasto. Togliere la pentola dal fuoco, versare il composto sulla carta da forno, coprire con un altro foglio di carta e stendere con l’aiuto di un matterello in uno strato molto sottile (3 mm circa). Tagliare la sfoglia a quadratini di 5 cm circa e friggerli nell’olio bollente finché saranno dorati (più l’impasto è sottile, più si gonfia in cottura e più diventa croccante). Asciugare le panelle sulla carta assorbente e salare. Tagliare i panini a metà, farcire ognuno con 3-4 fette di panelle, aggiungere una sottile fettina di limone di Sorrento e mangiare con gusto! Ma sono troppo buone anche da sole senza pane, queste panelle. Perciò, “consumare con moderazione”!

Arancine

Ogni giorno è buono per mangiare l’arancina siciliana, ma il 13 dicembre è speciale perché a Santa Lucia se ne consumano milioni a Palermo. Sono quei riti gastronomici che il Sud ancora conserva, e meno male.
Ecco allora la ricetta nella versione palermitana.
Ingredienti per 25 arancine persone
• Per il riso
• Kg 1 riso
• lt. 2,5 di acqua
• gr. 100 burro
• g.30 di sale
• 2 bustine di zafferano
• Per il ragù
• 1 cipolla
• 1 carota
• 1 gambo di sedano
• 2 foglie d’alloro
• un pizzico di chiodi di garofano in polvere
• gr250 tritato suino
• gr.250 tritato bovino,
• mezzo bicchiere di vino bianco
• 2 cucchiai di concentrato di pomodoro
• 200 gr dipiselli surgelati sale q.b.
• pepe q.b.
• gr.250 di caciocavallo grattugiato

Preparazione
Per il riso:
Mettere gli ingredienti in una grande pentola antiaderente, partendo da freddo e lasciare cuocere, a fuoco medio e senza mai mescolare, fintanto che il riso non avrà assorbito tutta l’acqua
Rovesciare il contenuto della pentola in una teglia (placca) o altro largo contenitore per farlo raffreddare.
Il ragù
In un tegame largo mettere la cipolla la carota e il gambo di sedano tritati finemente con un filo d’olio.
Fare andare a fuoco lento dopo qualche minuto versare la carne suina e la carne bovina e farla rosolare,
Quando la carne sarà rosolata, alzare la fiamma, sfumare col vino bianco e fare evaporare, aggiungere l’alloro e la polvere dei chiodi di garofano quindi i piselli ed il concentrato di pomodoro sciolto in un bicchiere d’acqua tiepida
Aggiungere altri due bicchieri d’acqua aggiustare di sale e di pepe e fare cuocere a fuoco lento per circa un ora e mezza
Finita la cottura fare raffreddare togliere le foglie d’alloro e quando tutto sarà tiepido aggiungere il caciocavallo mescolando .
Assemblaggio
Prendiamo sul palmo della mano una manciata di riso e formiamo una palla, grande quanto un’arancia, apriamo poi questa palla appena formata e la riempiamo con la polpetta del ragù.
Chiudiamo a questo punto l’arancina compattandolo bene,per fare questa operazione è meglio tenere le mani ben umide.
Cottura
L’arancino così formato va poi passato in una pastella leggera (lega) ,fatta da acqua e farina, piuttosto liquida
e poi nel pangrattato.
Siamo così pronti per la frittura ,che va fatta usando un tegame con abbondante olio di semi
Appena l’olio sarà ben caldo immergervi un o più arancine in modo che vengano completamente sommerse dall’olio
farle imbiondire ed appena avranno assunto quel bel colore dorato tirarle fuori e farle intiepidire su della carta assorbente,….buon appetito!!!!

I CAZZILLI

I cazzilli palermitani, detti anche crocchè, rappresentano un classico della rosticceria siciliana, si tratta di crocchette di patate il cui nome deriva dalla loro tipica forma allungata. I cazzilli, unitamente alle panelle (frittelle di farina di ceci) sono una tipica pietanza da strada. Se pur la ricetta preveda pochi e semplici ingredienti, i cazzilli rappresentano uno dei cibi più prelibati che si possono gustare nelle friggitorie siciliane. La preparazione prevede l’utilizzo di patate farinose che vengono bollite e setacciate ottenendo una purea densa con la quale si formano delle crocchette ovali da friggere nell’olio.
Ingredienti per 25/30 cazzilli
Patate farinose 1 kg
Prezzemolo da tritare 1 ciuffo
Sale fino
Pepe nero
Olio extravergine d’oliva
Per preparare i cazzilli palermitani iniziate lavando e lessando le patate (meglio se intere con la buccia) in acqua salata, poi scolatele e lasciatele completamente raffreddare (potete cuocerle anche la sera prima). Pelate le patate (1) e passatele al passaverdura (2) avendo cura di ottenere una purea fine e senza grumi. Unite alla purea il sale, il pepe, il prezzemolo tritato ( o la menta) (3), amalgamate per bene fino ad ottenere un composto omogeneo (4); ungetevi le mani con l’olio d’oliva e poi prelevate una piccola quantità di composto (dovrete ottenere una crocchetta delle dimensioni di un dito medio) e formate un cazzillo (5), che poggerete su di un vassoio. Continuate così fino a terminare l’impasto. Friggete i cazzilli in olio extravergine di oliva (oppure di arachide) a circa 175°-180° (non superate mai i 180°). Cominciate la frittura facendo una prova con un solo cazzillo (6): se dovesse aprirsi oppure assorbire troppo olio rimanendo molle all’interno dovrete aggiungere 2-3 cucchiai di farina, anche se la ricetta originale non lo prevede, poiché le friggitorie siciliane adoperano un tipo particolare di patate che non rendono necessaria questa aggiunta. Friggete quindi tutti i cazzilli e serviteli immediatamente!

L’insalata di finocchi e arance

L’insalata di finocchi e arance con olive nere è  un’insalata veloce da preparare, saporita e leggera, che si presta benissimo per essere servita anche in un giorno di festa.
Ingredienti per due persone
• 3 arance
• 2 finocchi piccoli
• olive nere
• sale, pepe e olio extravergine d’oliva
Tagliare le arance a vivo, eliminare prima le due estremità e poi sempre con il coltello tagliare via la buccia in modo che venga tolta tutta la parte bianca. Tagliare i singoli spicchi a vivo e tenere da parte.
Lavare i finocchi, eliminare le foglie più dure e filamentose, lavare molto bene, asciugare e tagliarli a fettine sottili. Mettere i finocchi affettati in un’insalatiera, condire con sale, pepe, olio, mescolare, aggiungere gli spicchi di arance, le olive, ultimare l’insalata di finocchi e arance con una macinata di pepe fresco e servire.

passeggiando per i vicoli del centro……..

Il mercato di Ballarò

Ballarò è uno dei  più noti mercati storici di Palermo.
Il mercato si estende da Piazza Casa Professa ai bastioni di corso Tukory verso Porta Sant’Agata. Il mercato è famoso per la vendita delle primizie che provengono dalle campagne del palermitano. Ballarò è il più antico tra i mercati della città[, frequentato giornalmente da centinaia di persone, animato dalle cosiddette abbanniate, cioè dai chiassosi richiami dei venditori che, con il loro caratteristico e colorito accento locale, cercano di attirare l’interesse dei passanti. Si presenta come un ammasso di bancarelle assiepate e con la strada invasa dalle cassette di legno che contengono la merce che viene continuamente urlata, abbanniata, cantilenata per reclamizzare la buona qualità e il buon prezzo dei prodotti. Ballarò è un mercato principalmente alimentare, adibito soprattutto alla vendita di frutta, ortaggi, verdure, carne e pesce, ma si trovano anche articoli di uso domestico per la cucina e pulizia della casa. All’interno del mercato i fruttivendoli vendono cibi cotti e cibi da strada, tipici della cucina palermitana, come cipolle bollite o al forno, panelle (frittelle di farina di ceci), crocchè o cazzilli (crocchette di patate), verdure lesse, polpo, quarume (interiora di vitello), panino con la meusa (milza).

Le osterie di Ballarò

Ai confini di quello che un tempo era il quartiere ebraico, dove ebrei e arabi convivevano pacificamente all’interno di ampi spazi, mura in pietra, basolato e le vie di Palermo che attraversano il locale; possiamo trovare vecchie osterie, ambienti multisensoriali: vista, gusto, olfatto, tatto, udito vengono coinvolti nell’atmosfera del mercato, da sempre luogo di scambio tra parole, idee, usi e costumi e delizie della Sicilia.
Menù
Ogni locale il proprio menù; generalmente nelle enoteche, specificatamente viene proposto lo street food siciliano, mentre le osterie e le piccole trattorie mantengono i tradizionali sapori della cucina siciliana, riproponendo i piatti preparati ad arte dai nostri nonni, spesso sconosciuti ai più giovani, a chi non ha più il tempo di prepararli e a chi ne ricorda il gusto, ma non ne conosce la ricetta.

LA VUCCIRIA

 

Lo storico mercato della “Vucciria” di Palermo, è stato immortalato nel 1976 da uno dei più grandi pittori siciliani del secolo scorso, Renato Guttuso. Nella tela l’artista descrive con crudo realismo le carni esposte, la frutta, la verdura e riesce quasi a farci percepire l’atmosfera caotica carica di voci (vucciria) e rumori.

Il mercato si estende tra via Roma, la Cala, il Cassaro, lungo la via Cassari, la piazza del Garraffello, la via Argenteria nuova, la piazza Caracciolo e la via Maccheronai, all’interno del mandamento Castellammare. Muovendosi all’interno del fitto intreccio di vicoli e piazzette del mercato della Vucciria si possono ritrovare tutti gli ingredienti della cucina siciliana; le coloratissime bancarelle traboccano di cassette di legno che, grazie ai colori della mercanzia, si trasformano in scrigni ricolmi dell’oro dei limoni, dell’argento delle sarde fresche e salate, del bronzo delle olive e del corallo dei pomodori essiccati.
Spettacolari le piramidi di cuccuzzedde, di broccoli verdi, di mazzi di tenerumi. In estate la scena di questo grande teatro di strada vede trionfare come assoluti protagonisti i muluni d’acqua e le grandi angurie con il ventre affettato e messo a nudo.
Il variegato mondo dei pesci, poggiato su letti di ghiaccio tritato, è rappresentato da gamberi, orate, scorfani, tonni, pescespada, polpi, seppie e grossi calamari.
Nelle pentole bollenti vengono tuffati i polpi bolliti, conditi a fine cottura con soltanto una spruzzata di limone. Le sarde salate vengono pulite davanti agli occhi dei clienti. Caratteristiche sono anche le stigghiole cotte alla brace e le panelle.

 

 

Arrivederci a Palermo!