Tutti contenti, Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008) e La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle. Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

 

Tutti Contenti

Nino Motta, tipografo, abbandona Milano e la famiglia (una famiglia disperata e ostile) e torna a Messina, sotto le mentite spoglie del giornalista, per “indagare” sulla sua infanzia in collegio che, da sempre, è rimasta intrappolata da una memoria “a macchie”, incerta, segnata da un misterioso trauma. Una volta in loco non ha difficoltà a far parlare quelli che tanto tempo prima sono stati i suoi compagni, anzi il suo invito a parlare li trasforma in generosi narratori orali. E così le molte testimonianze si incrociano affollandosi intorno a due immagini che hanno accompagnato la vita di Nino Motta: il cappello del padre appeso in corridoio e la figurina della madre Marietta che sale verso il collegio nel suo cappottino striminzito. Un nome ricorre nei racconti di tutti: Santino Rocco. Nino ne ha provocato la morte e questo “assassinio” fu scrupolosamente passato per un fatale incidente da Padre Frasca, vitalissimo e oscuro factotum della Casa del fanciullo. Se da una parte Nino Motta si trova nella condizione di dover espiare un delitto di cui non ha memoria, dall’altra deve, via via, fare i conti con l’ingombrante e multiforme fantasma del padre (Giornalaio? Pittore? Agente di cambio? Ricco mafioso confinato in America?) e lo straziante ricordo della madre. L’indagine, tuttavia, prende una diversa piega quando entra in campo Simona, una ragazza ingenuamente seduttiva, intelligente, che smaga il falso giornalista e lo accompagna nella sua “ricerca” fin dove la verità può essere detta. Simona ha l’età di sua figlia, e Nino – fra imbarazzo e curiosità – sente nascere attraverso lei una nuova opportunità, confusa dalla disabitudine alla felicità. Quanto potranno le rivelazioni dei molti compagni “intervistati” pagare serenamente il suo debito di memoria? E quanto potrà accettare dalla bella Simona il gesto di un riscatto esistenziale ed emotivo? Con Tutti contenti Di Stefano arriva a una maturità espressiva rotonda e maestosa. L’attenzione alla realtà e la grande macchina narrativa che mette in moto creano personaggi e fondali indelebili.

 

“Ricordo vagamente le luci che vedevo dall’alto della Fortezza. Ma ora, dopo quasi quarant’anni, trovo una città diversa. La Madonnina sullo Stretto ha un’aureola blu, il filo sottile delle luci sul porto è diventato una nuvola colorata, in mezzo alla piazza hanno costruito una tettoia nera e hanno abbattuto qualche ficus per fare spazio ai binari del tram, le case vecchie sono state sostituite da palazzi a sette piani, non ci sono più i caffè con le porte di legno e vetro, i bambini non giocano più a pallone come giocavamo noi.”

“Dalla finestra il mare sembra appena un po’ increspato stasera, la Madonnina con un l’aureola blu potrei quasi toccarla allungando un braccio. Vos et ipsam civitatem benedicemus. Benediciamo voi e la vostra città.”

Paolo Di Stefano, Tutti Contenti, 2003