L’estetica antica, Giovanni Lombardo

Giovanni Lombardo

Giovanni Lombardo, laureato il Lettere Classiche presso l’Università di Messina. Dal 1978 al 1995 divenne titolare di lettere nei Licei; dal gennaio 1996 al 31 ottobre 1999 ricercatore di Estetica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina; dal 1° novembre 1999 Professore Associato di Estetica Musicale presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce; dal 15 ottobre 2004 Professore Associato di Estetica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina. Dal 5 agosto 2011 è Professore Ordinario di Estetica presso il medesimo Ateneo. Ha tenuto conferenze presso le Università di Lecce, Messina, Catania, Palermo, Parma, Marseille, Nantes, Paris X Nanterre, Toulouse, Pavia (sede di Cremona), Trieste, presso l’Istituto Banfi di Reggio Emilia, l’Istituto Politeia di Napoli, l’Ecole des Beaux Arts e l’EHESS di Parigi. È stato Visiting Professor presso l’Université de Paris X-Nanterre La Défense, presso l’Université de Corse e presso l’Université de Paris VII-Diderot. Ha partecipato a numerosi Convegni nazionali e internazionali nell’àmbito dell’estetica.

 

L’estetica antica

In linea di principio, parlare di estetica antica rappresenta una contraddizione perché l’estetica, come disciplina filosofica, nasce alla fine del Settecento. La disciplina cui, a metà del XVIII secolo, Baumgarten impose il nome di estetica, intendendo con essa la dottrina della conoscenza sensibile e della sua perfetta realizzazione nella bellezza, non ebbe infatti nell’antichità un suo proprio territorio teorico, ma tale mancata autonomia non autorizza comunque ad ignorare gli apporti del pensiero greco e romano alla storia dell’estetica occidentale. E’ quindi corretto affermare che l’indagine estetica ha certamente avuto inizio in Europa oltre 2000 anni prima che fosse trovato per essa un termine specifico e si costituisse un campo di studi autonomo. Secondo Giovanni Lombardo non solo è possibile parlare di estetica antica come riflessione sulla sensibilità, sul bello e sull’arte, ma l’aver isolato un ambito specifico, dal Settecento in poi, non è stato sicuramente un bene.

Se è vero infatti che l’antichità classica, che non giunse a sviluppare compiutamente un’idea di autocoscienza, non attinse quasi mai alla dimensione soggettivistica dell’esperienza estetica, è vero anche che su un piano più generale è oggi possibile interpretare alcuni personaggi, ad esempio, del dramma antico come anticipatori della consapevolezza propria del mondo moderno e analogamente alcune teorizzazioni ed acquisizioni del pensiero antico  sembrano precorrere sensibilità sicuramente molto vicine al nostro tempo. Fra estetica antica e moderna esistono tuttavia, dal punto di vista dell’autore, alcune importanti e fondamentali distinzioni e differenze: l’estetica moderna è abituata a cercare la bellezza soprattutto nell’opera d’arte, che viene ammirata in quanto rappresentazione di un significato indipendente da qualsiasi vincolo utilitaristico o morale, l’estetica antica inserisce invece l’arte fra le competenze tecniche ed artigianali, i cui prodotti sono destinati ad una fruizione prevalentemente pubblica entro spazi istituzionali come feste, simposi e riti religiosi.