Le donne di Messina, Elio Vittorini

  • Nacque a Siracusa nel 1908 da padre di origine bolognese e madre siracusana. Insieme al fratello Giacomo e durante gli anni dell’infanzia seguì il padre ferroviere nei suoi spostamenti di lavoro per la Sicilia. Dopo la scuola di base, Elio frequentò la scuola di ragioneria senza interesse, finché, dopo essere fuggito di casa quattro volte, nel 1924 abbandonò definitivamente la Sicilia. Nel 193 si trasferì a Firenze, dove lavorò come correttore di bozze alla “Nazione”. Aveva intanto iniziato a scrivere articoli e pezzi narrativi che inviò a Curzio Malaparte, che li pubblicò sulla rivista “Conquista dello Stato”. Nel 1927 inviò a La Fiera Letterariail suo primo importante scritto narrativo, Ritratto di re Gianpiero, che gli venne pubblicato. Nello stesso anno Vittorini aveva sposato Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore Quasimodo.
  • Nel 1929 iniziò a collaborare alla rivista Solariae venne pubblicato sull’ Italia Letterariaun suo articolo, Scarico di coscienza, in cui accusava la letteratura italiana di provincialismo. Nel 193sei pubblica Conversazione in Sicilia. Nel 1963 Vittorini si ammalò di cancro allo stomaco e dovette subire una delicata operazione chirurgica. Malgrado la malattia, riprese a lavorare dirigendo la collana “Nuovi scrittori stranieri” per Mondadori e l’anno dopo la collana “Nuovo Politecnico” per Einaudi. Nell’estate del 1965 il cancro si manifestò ancora in maniera più aggressiva, rendendosi inoperabile. Vittorini morì a Milano nella sua casa di viale Gorizia nel 1966.

 

  • Le donne di Messina, scritto nel 1947, è un vero e proprio affresco storico del periodo del secondo dopoguerra, dall’opera di ricostruzione e trasformazione postbellica al boom economico degli anni Sessanta.
    Tre fili narrativi attraversano il libro intrecciandosi: il racconto dello zio Agrippa, che percorre l’Italia in treno alla ricerca della figlia; la vicenda del contrastato amore dei due giovani Siracusa e Ventura; la descrizione della comunità primitiva cui dà vita un gruppo di profughi, nell’intento di costruire una società di uguali dove tutti contribuiscono al bene comune.
    Il risultato è un grande romanzo, aperto, corale, epico-lirico, ma anche fortemente critico nei confronti della civiltà tecnologica, ricco di suggestioni e di implicazioni etiche: dal tema del male a quello dell’offesa dell’uomo nei confronti dell’uomo, dal tema del riscatto a quello della riconciliazione.