Messina e i suoi libri


La ricerca storica sull’origine di Messina presenta dubbi ed incertezze. Il più antico dei suoi nomi è Zancle, per l’ineludibile forma della lingua di terra, che ne chiude il porto. L’affermazione ci viene da Tucidide e Strabone. Per Diodoro l’ebbe in eredità da Zancle, re dei siculi.

La città s’ammanta delle sue leggende, che un tempo animavano le serate invernali.

Capitava che fosse la leggenda di Colapesce a lasciare attoniti i più giovani. Erano ignari, come re Federico d’Aragona, dell’immane rischio corso dalla Sicilia se Nicola Pesce avesse mollato la terza colonna, che la sorregge.

Il fenomeno della fata Morgana, conquistava pure il suo spazio, spadroneggiando tra le immagini fantastiche , create da particolari condizioni atmosferiche.

La rassegna era lunga e spesso s’arricchiva di nuovi protagonisti, che avevano eccitato l’animo popolare. Le doti più apprezzate erano il coraggio e la generosità, cui il narratore elergiva entusiastiche frasi, che accendevano la fantasia al pari degli intrecci d’amore. Destavano interrese pure le romanzate storie di Cammaroto, una sorte di veggente, l’unico che riuscisse a guardare il sole senza restarne accecato.

Erano ascoltate con pari entusiasmo le imprese marinare. Capita per qualsiasi strada avvistare il mare. La città s’apre ai turisti, che sciamano inconfondibili per vie e viuzze, attratti dalle tante specialità. Le botteghe artigiane degli orafi, che assiepano il centro storico, brillano di creazioni originali di colore nostrano. I negozi si risvegliano dal languore, che li attanaglia nell’ozio, per fare risentire lo scatto metallico della cassa. Le specialità gastronomiche sono le più richieste.

Il fascino del Bosforo, forse, potrebbe paragonarsi allo Stretto di Messina. Nemmeno se avesse i chiostri, i minareti e l’architettura moresca, che adornano Costantinopoli, la città potrebbe essere più bella!

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La Madonna di Montalto di Messina

 

Prima un sogno, poi il volo di bianca colomba

Indicarono il colle di allora «scoscero»

Ed un popolo eletto vi eresse devoto

A Maria Patrona Santuario prezioso,

Che richiama i fedeli con suono argentino

Dei suoi bronzi viennesi di guerra e bottino.

Qui Messina pregò la sua Madre Custode

Per la sorte cristiana col turco infedele;

Per qualunque sciagura e domata la peste

Dette inizio all’offerta del cero votivo.

Ora giovani sposi qui giurano amore,

Mentre bianche  colombe sorvolano ancora.

Da qui raro scenario di opere umane e celesti

Nel creato che intorno conquista lo sguardo:

L’orologio del Duomo che segna le ore e la vita;

Sopra «falce» del porto della Statua Mariana;

Operosi natanti alla spola continua;

Sopra Rocca Guelfonia il Sacrario agli eroi;

L’aspromonte possente con cime innevate

Oltre Sicilia e Cariddi sull’Altra Sicilia,

Bizantina credenza espressione del tempo;

Poi a tergo le dolci montagne corona

Di Messina risorta; dello Stretto regina;

Fra di esse l’Antenna del Mare perduta nel cielo

E infiniti orizzonti di terra e di mare…

Frettoloso turista che cerchi distratto,

Posa un attimo attento su questa collina,

Qui la Fede t’invade la mente ed il cuore

Per l’ebbrezza di questa visione divina

 

Poesia

Donne in Poesia, Maria Luisa Spaziani

Jolanda Insana

Maria Costa

 

Saggistica

 

Donne a Messina (Antonina Cascio, Teresa Spadaro del Bosch, Rosa Tornese Smaltzer)
Messina Ritrovata, Eleonora Iannelli
L’estetica antica, Giovanni Lombardo
La Costituzione e la Bellezza, Michele Ainis, Vittorio Sgarbi

 

 

Narrativa

 

L’olivo e l’olivastro, Vincenzo Consolo
Horcynus Orca, Stefano D’Arrigo
L’uomo che veniva da Messina, Silvana La Spina
Le donne di Messina, Elio Vittorini
Tutti contenti, Paolo Di Stefano
Colapesce
Sul Bosforo d’Italia,Edoardo Giacomo Boner