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Gastronomia… non farti venire l’ acquolina in bocca

La Gastronomia ennese è nota per la sua semplicità di cucina all’origine povera. I segreti per la preparazione di pietanze tipiche consistono tutte nella genuinità degli ingredienti e nel sapiente tradizionale utilizzo di prodotti umili, caserecci freschi o conservati in casa con metodi naturali senza aggiunta di additivi chimici, verdure di campagna, raccolte nelle alte colline interne, nelle radure o in luoghi spesso incolti, di carne caprina,bovina e ovina, di gustoso formaggio pecorino e di tenera ricotta di pasta casereccia impastata con uova fresche, di tipici dolci a base di mandorle.

Il formaggio piacentino, secondo alcuni, “piacentinu” è un nome dato per mettere in contrasto il sapore delicato e ricercato dal formaggio (pasta dura cruda con grani di pepe e zafferano mescolato all’ impasto) con i sapori forti e piccanti ai quali la regione Sicilia in genere è abituata. In sostanza il “piacentinu” è un formaggio a pasta dura, cruda, derivato dal latte di pecora intero, crudo, con caglio di agnello e a volte di capretto.

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Quasi tutti i ristoranti ennesi offrono primi piatti forti, conditi con peperoni, melanzane e ortaggi vari. I secondi piatti variano dalle frittate di verdura (tipiche quelle di mazzareddi e finucchiddi) alle grigliate miste sia di carne che di pesce, ai polpettoni e ai falsomagri e alle varie specialità di agnello.

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La Pasqua di Aidone

Di anno in anno sempre più numerosi sono i visitatori, che affollano la piccola piazza Cordova, punto centrale della festa. I preparativi cominciano già un mese prima della Pasqua. Passando di porta in porta, le commissioni, compose dalle sette confraternite cittadine e dai parroci, raccolgono le offerte che serviranno a pagare la banda musicale, lo sparo dei mortaretti e i portatori, i cosiddetti santari. Lo svolgimento della manifestazione avviene la Domenica delle Palme e quella di Pasqua. In questi giorni sfilano in processione dodici gigantesche statue degli Apostoli (tre metri di altezza in cartapesta). Esse vengono portate dai santari, inseriti all’interno; per guardare all’esterno, si servono di due fessure all’altezza dello stomaco. Le varie confraternite curano gelosamente non solo la custodia ma anche il buono stato di consevazione, oltreal effigi degli Apostolo, esistenti ad Aidone fino dal ‘600. La prima parte di questa sacra rappresentazione si svolge la Domenica delle Palme, si snoda la processione che vede i santini sfilare per le vie del paese. Le vecchie stradine del centro storico, in un itinerario secolare e immutato, si animano cosi dell’atmosfera della festa. Alle 10 del mattina del giorno di Pasqua, le strade si vanno via via animando delle varie confraternite che accompagnano i loro santoni con la banda musicale alla Matrice; da quest’ultima esce in processione la statua del Gesù Risorto, portata a spalla da giovani biancovestiti. Dall’altro lato della piazza si affaccia il vetusto campanile della parrocchiale di Santa Maria la Cava, la torre Adelasia. Da questa chiesa esce la statua della Madonna avvolta da un velo nero. La statua di Gesù viene messa ben in vista, e Pietro e Giovanni corrono verso la Madonna che si è portata al centro della piazza; alle 12 in un punto, messe le due statue l’una accanto all’altra, tolto il velo nero che copriva la Madonna, esse vengono fatte saltare di gioia al suono delle campane. Una commozione antica e nuova ad un tempo pervade i presenti cittadini e turisti- mentre i padri alzano al di sopra della folla i loro piccoli per far vedere il Cristo Risorto.

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La fiera regionale dell’ agricoltura

La fiera regionale dell’agricoltura, detta “Fera i Maggio” originariamente era sira in rione Fundrisi, fino alla Spirito Santo ed alla Chiesa di San Bartolomeo, da una parte e dall’altra attorno alla selva del convento di Montesalvo fino alla torre di Federico II; ora ha luogo ad Enna bassa in zona Scifitello. L’affluenza di animali è decisamente diminuita, esiste però dal 1952 un concorso regionale con relative premiazioni. Essa costituisce un punto di riferimento per gli operai del settore agricolo e zootecnico; si può definire una fiera con sede mobile e di carattere periodico, si svolge infatti annualmente. Fanno capo ad essa gli allevatori specialmente locali ma anche dell’isola e qualcuno anche dal meridione d’Italia.

Tradizioni a Regalbuto e S. Giuseppe di Leonforte

L’ennese è un magico mondo da scoprire, dove è possibile ancora oggi vedere migliaia di persone che sfilano con dei fasci di alloro, stiamo parlando della festa di S. Vito patrono di Regalbuto, dove ogni anno l’8 agosto queste persone si radunano in processione dopo averlo raccolto nei boschi vicini per soddisfare con quel “viaggio” un voto, al quale si erano legati o per chiedere qualche grazia al protettore S.Vito. È possibile ancora sentire dialetti che mostrano chiare sopravvivenze gallo-italiche come quello di Nicosia. È possibile trovarsi di fronte a diverse tavole imbandite riccamente e messe a disposizione di tutti, come le tavolate di S. Giuseppe di Leonforte. È possibile trovarsi coinvolti in un fitto lancio di coriandoli e stelle filanti durante le numerose manifestazioni carnevalesche che con particolare intensità si celebrano a Regalbuto. Si potrebbe continuare a lungo, perché la provincia di Enna è tutta da scoprire, ancora poco toccata dal flusso del turismo ma non per questo non splendida, dove il visitatore avrà modo di constatare un passato di cui rimangono importanti tracce.

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